SE QUESTI SONO UOMINI D’ONORE….

L’operazione Reale dei Carabinieri del ROS del generale Giampaolo Ganzer ha colto di sorpresa ieri notte, alcuni dei compari di Osso Mastrosso e Carcagnosso. San Michele Arcangelo non ha vegliato sulla sorte dei maschi della cosca dei Pelle “Gambazza” di San Luca e sui tre membri della cosca di Valanidi: Ficara, Latella e Billari, una volta manovalanza dei De Stefano, ora in cerca di nuove famiglIe di riferimento.  Nel momento dell’arresto Giuseppe Pelle che, dopo la morte del padre lo scorso novembre, dovrebbe detenere la dote di Crimine del locale di San Luca, ha inveito conto i carabinieri promettendo ritorsioni nei confronti loro e dei magistrati.  Secondo fonti investigative il primogenito di ‘Ntoni Pelle “Gambazza”  è stato addirittura preso da malore nel vedere le sagome incappucciate dei militari della Sezione Anticrimine di Reggio Calabria e i baschi rossi dei Cacciatori di Vibo Valentia irrompre nella sua dimora finto-povera di Bovalino.  Tra le minacce , il capobastone ha sibilato che  “non avrebbe avuto piètà per nessuno”… “che avrebbe ordinato di sparare contro i commercianti se questi  non avessero pagato il dovuto.. “. Un vero uomo d’onore…

Volevo brevemente ricordare chi sono i Pelle ramo dei “Gambazza”.  Il padre dei fermati era Antonio Pelle capo crimine del locale di San luca. Lui decideva la linea criminale da seguire, come ci hanno riferito i pochi pentiti di ‘Ndrangheta. ‘Ntoni Gambazza,  nella sua lunga carriera criminale non si è fatto mancare nulla, dai sequestri di persona, al narcotraffico agli omicidi e naturalmente l’associazione mafiosa per la quale però, ironia della sorte, nonostante la vulgata lo voglia come uno dei capi della ‘ndrangheta, non è mai stato condannato. È morto  qualche mese fa,  poche ore dopo aver ottenuto la scarcerazione.

Il primogenito, Giuseppe, è già stato condannato per associazione mafiosa nel processo Armonia  istruito da Nicola Gratteri.  Con queste sue ultime minacce,  urlate mentre veniva ammanettato da quei  militari che per milleduecento euro mensili  rischiano la loro vita  tutti i giorni,  e con  tutte le altre prove raccolte dai carabinieri penso  che un’altra condanna per 416bis e una sentenza spettacolare non gliela voglia negare nessun tribunale.

Oggi la Calabria è un po’ più libera. Sempre che i fermi reggano, e che finalmente ai delfini di ‘ndrangheta che per anni hanno fatto soldi con il narcotraffico, con i sequestri di persona, che si sono costruiti ricchezza e potere sulla pelle degli altri ,venga riconosciuta l’associazione mafiosa. Intanto  però, Rocco Morabito, l’erede al trono di Africo del “Tiradritto”, anche lui tra gli indagati, è uccel di bosco. Ma ci auguriamo che i  Cacciatori di Calabria, i carabinieri del colonnello Valerio Giardina o gli agenti della Squadra Mobile di Renato Cortese siano già sulle sue tracce.

Il procuratore Giuseppe Pignatone lancia un ammonimento:  “Chi è andato a casa di Giuseppe Pelle nei mesi scorsi sa perchè ci è andato e ora lo sappiamo anche noi. Le indagini continuano”. Pelle, Ficara, Latella

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Comments (1)

 

  1. JLZN scrive:

    E’ l’ennesima operazione che colpisce la criminalità organizzata. Una lotta, basata solo su interventi repressivi, senza temere conto che bisogna affrontarla anche sul piano politico e sociale. Gli arrestati fanno parte di famiglie di ataviche tradizioni criminali, la cui adesione alla ‘ndrangheta è sicuramente dinastica. E’ sconvolgente leggere che uno degli arrestati, studente universitario, inserito nella vita politica dell’ateneo reggino, era parte operante di un sistema criminale. Il nome tradisce le tradizioni i: il giovane, PELLE Antonio, appartiene ad une delle più vecchie famiglie di ‘ndrangheta della Calabria che, come il padre e l’omonimo nonno ( morto nel novembre scorso), non si è potuto sottrarre, o non ha voluto sottrarsi, ai tentacoli della ‘ndrangheta, i cui punti di forza, si fondano ancora su tradizione tribali, laddove l’onore ( quale?) ed il rispetto (basato solo sulla forza d’intimidazione, così come è perfettamente contemplato nell’art. 416 bis C.P), costituiscono i principali cardini. A questo punto mi chiedo se il giovane PELLE ed il fratello, anche arrestato, fossero vissuti in un contesto ambientale e familiare diverso, avrebbero intrapreso questa scia criminale che porta solo ad una mondo che va oltre i sentimenti umani e civili? Forse una soluzione veramente efficace era stata individuata dai Carabinieri del ROS, ampiamente condivisa dall’allora Procuratore Aggiunto Salvatore BOEMI e dai Sostituti Domenico GALLETTA e Giuseppe LOMBARDO, ovvero la decadenza della potestà genitoriale e conseguente allontanamento dei figli minori dai genitori condannati per associazione mafiosa. Ma alla proposta è mancato l’appoggio politico. Certo se la famiglia Pelle, come del resto ogni famiglia mafiosa, raccoglie voti per i diversi candidati politici ( articolo “Calabria Ora” pubblicato oggi in cui si menziona l’interesse nei confronti di tale “pierino” candidato alle elezioni regionali), questi non potrebbero mai legiferare contro i loro principali sostenitori.
    JLZN

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