OPERAZIONE REGGIO NORD – Si stringe il cerchio intorno a Domenico CONDELLO. Arrestato anche RAPPOCCIO il massone amico dei politici.
6 ottobre 2011
Da una convergenza di due importanti indagini escono fuori i legami tra boss di ‘ndrangheta, super latitanti, massoni collusi, amici politici e l’immancabile procacciatore di starlette, Lele Mora.
Giovedi 6 ottobre, scatta l’operazione Reggio Nord del ROS Carabinieri guidato dal generale Giampaolo Ganzer e dai carabinieri del comando provinciale reggino del Colonnelo Pasquale Angelosanto.
L’operazione nasce da un’indagine sulle cosche della zona Nord della città sullo Stretto, clan potenti come: Condello, Tegano e Libri e cosche minori come i Garonfolo e gli Zito-
Bertuca, connessa alle attività per la cattura del superlatitante Domenico Condello detto “u pazzo”.
Condello è un cognome che fa tremare, da Reggio Calabria a Milano. “U pazzo” è condannato in via definitiva all’ergastolo è latitante dal ‘93 ed è inserito nella lista dei “latitanti di massima pericolosità”, sicuramente tra i primi 10.
È accusato di omicidio, associazione per delinquere di tipo mafioso traffico di sostanze stupefacenti e rapina. Ma soprattutto Domenico, è il cugino di Pasquale Condello, detto «il supremo», uno dei capi storici della ‘ndrangheta, e uno dei protagonisti principali delle guerre di mafia a Reggio Calabria che negli anni hanno fatto oltre mille morti, a colpi di kalasnikov e bazooka. “Il supremo” è da quasi 4 anni al 41bis, catturato dai militari della Sezione Anticrimine Carabinieri reggina dopo 20 di latitanza.
L’indagine, che ha portato al sequestro di società e beni immobili per 9 milioni di euro, tra cui “la Limonaia”, nota discoteca reggina, documenta l’unitarietà della ‘Ndrangheta e l’operatività criminale di Condello, l’unico vero boss rimasto in circolazione. Ma il cerchio si chiude sempre di più intorno al pericoloso latitante, che qualche mese fa era riuscito a sfuggire per un pelo alla cattura.
“È un’operazione strategica perché colpisce i favoreggiatori di Condello e gli imprenditori che coscientemente, si interfacciano con boss come Bruno Tegano, cognato di Condello.” Ha spiegato il procuratore capo Giuseppe Pignatone, che ha sottolineato l’importanza fondamentale delle intercettazioni.
L’investigazione porta anche la firma anche del pm Valeria Sottosanti, appena fattasi trasferire in questa sede disagiata, ma soprattutto del sostituto procuratore Giuseppe Lombardo,che il giorno prima era stato destinatario dell’ennesima minaccia di morte, una bomba carta lasciata nel parcheggio del Palazzo di Giustizia che da un anno, dopo il bazooka scarico indirizzato a Pignatone è presidiato dai militari dell’esercito. Lombardo, nonostante quattro minacce di morte, ancora non era stato dotato di una scorta, lui che da anni si espone istruendo i processi come “Meta” e “Testamento” che danno fastidio alle alte sfere della ‘Ndrangheta, ma anche e soprattutto ai poteri forti collusi, personaggi chiave della politica, dell’imprenditoria e della società “bene” che esondano dai confini calabresi.
Tra i fermati spiccano i nomi di Pasquale Rappoccio, noto imprenditore reggino, titolare della società Medinex e dell’immobiliarista Pietro Siclari, già implicati in varie inchieste della Dda di Reggio Calabria.
Rappoccio, è imputato per corruzione, nell’indagine della Guardia di Finanza del 2007 che metteva in luce la gestione pilotata degli appalti sia alla ASL di Locri che a quella di Reggio, svelando anche un articolato un sistema di “gare truccate”.
Ma come si legge in un’informativa dei baschi verdi: “Rappoccio, unitamente al fratello Vincenzo attraverso il controllo di numerose società di forniture sanitarie, ma anche in quello turistico alberghiero, svolgerebbero, per conto della cosca Libri, un intensa attività di reimpiego di capitali di illecita provenienza”.
Rappoccio avrebbe costituito con Pietro Siclari delle:” società finalizzate all’acquisizione di un albergo, nell’ambito di una strategia mafiosa finalizzata al controllo del settore alberghiero nella città di Reggio Calabria, e nell’avvio di nuove iniziative imprenditoriali attraverso l’acquisizione di immobili dismessi da vari Enti”. In quell’indagine i pm Marco Colamonici e Mario Andrigo riferivano che Rappoccio e gli altri imprenditori, oltre che indagati per associazione per delinquere, erano anche uniti dalla comune appartenenza massonica.
Pietro Siclari, è già finito in manette nell’ambito dell’inchiesta “Entourage” della DIA coordinata al pm Antonio De Bernardo, del novembre 2010, che ha colpito le cosche Condello e Libri, colpevole di aver costituito un cartello di imprese in grado di condizionare gli appalti pubblici in tutta la provincia di Reggio Calabria. Così Siclari e le “famiglie” mettevano le mani sulla città.
Ma i due non disdegnano le amicizie politiche, anzi, le perseguono attivamente, come si evince dalle indagini he mettono in evidenza le frequentazioni con l’ex sindaco di Reggio Calabria ed oggi Governatore, Giuseppe Scopelliti. A conferma del ruolo di mediatore di Rappoccio arrivano le dichiarazioni del boss Paolo Martino, arrestato il 13 marzo scorso nell’ operazione “Redux-Caposaldo” della Dda milanese coordinata da Ilda Bocassini.
Martino, racconta ai pm di essersi adoperato con l’amico Lele Mora per esaudire i desideri dell’allora sindaco Giuseppe Scopelliti che voleva mettere in luce la movida estiva di Reggio Calabria. “Oltre a essere il sindaco di Reggio, è un amico mio”, così Paolo Martino presentava il suo
amico Scopelliti a Mora. Gli sforzi di Rappoccio, Mora e Martino, che sarebbe legato alla potentissima cosca dei De Stefano, sfociano in due serate su Rai2 in diretta da Reggio. Insomma tra Reggio Calabria e Milano, tra il boss, l’impresario delle semi dive e l’ex sindaco intraprendente è un continuo scambio di favori. Secondo quanto risulta dalle indagini.
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