ARRESTATO BOSS ANTONIO PELLE “GAMBAZZA”-TRADITO DA UN’ERNIA STROZZATA è STATO SCOVATO IN OSPEDALE A POLISTENA DAI CARABINIERI DEL ROS E DELLO SQUADRONE CACCIATORI
12 giugno 2009
È finita in un letto d’ospedale la lunga latitanza dell’ultimo boss della ‘ndrangheta della vecchia guardia. Antonio Pelle classe ’32 detto “il Gambazza” , inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi,è stato tradito da un’ernia strozzata all’ultimo stadio.
È stato operato ieri mattina d’urgenza, nel reparto di chirurgia dell’ospedale di Polistena, nella zona di Gioia Tauro. I militari in mimetica del Gruppo Cacciatori Calabria e i carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale del generale Giampaolo Ganzer erano già da qualche giorno sulle sue tracce. Venerdì 12 giugno, alle 16e30 gli uomini del Ros e i militari dello squadrone eliportato Cacciatori hanno varcato la soglia del vecchio ospedale tra lo stupore dei pazienti . Il comandante della sezione anticrimine di Reggio Calabria, tenente colonnello Valerio Giardina e alcuni dei suoi uomini hanno incominciato dal pianoterra, ispezionando con freddezza e precisione stanza per stanza. Alle 16e40 incominciano a passare in rassegna i degenti del primo piano, il reparto post operatorio. Passano pochi minuti, sono le 16e45, si apre la porta numero 6 e si chiude un capitolo della storia della ‘ndrangheta. L’ultimo grande vecchio della cosìdetta Onorata Società ha aperto gli occhi, ha guardato la moglie Giuseppa che gli stava al fianco e per un attimo è sembrato spaesato, la donna lo ha abbracciato. Gli uomini del Ros di Reggio Calabria lo hanno riconosciuto nonostante fosse smagrito. “Pelle Antonio?” ha chiesto il colonnello Giardina al vecchio capo, per formalità. “Stia tranquillo è tutto a posto, siamo carabinieri.”
L’ultima fase dell’operazione per l’arresto del “Gambazza”, denominata ‘Labirinto’, coordinata dal procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, è scattata all’ 1e46 della notte di giovedi 11 giugno. Giuseppa Giampaolo, moglie di Antonio Pelle, esce dalla casa del figlio, Domenico e sale a bordo di una Mercedes classe C , noleggiata a Reggio Calabria il giorno prima. A bordo, insieme a lei si trovano il figlio e il nipote Antonio, detto “Totò il grande”. Gli uomini del Ros incominciano il pedinamento che li porterà fino a Lamezia Terme dove la Mercedes sosta per circa due ore . Qui avviene il primo cambio di macchine, Domenico e la madre salgono su una Mercede ML ma non eseguono spostamenti, rimangono in sosta fino alle 5:20, uno dei tanti accorgimenti per depistare eventuali pedinamenti. La caccia riprende quando i militari riagganciano la macchina all’area di servizio di Frascineto, vicino a Cosenza, ed è qui, quando la moglie del latitante scende dall’auto, che gli investigatori hanno la certezza che si tratti di Giuseppa Giampaolo che viene ripresa mentre parla con il figlio. Alle prime luci dell’alba di giovedì 11 le speranze degli uomini del Ros di arrivare al super latitante aumentano, la macchina viene nuovamente intercettata nei pressi di Lauria, vicino Potenza, sono le 7e14. Lauria è un piccolo paesino della Basilicata, ogni macchina sconosciuta dà nell’occhio e così i segugi del Ros decidono di sospendere l’osservazione, il rischio di perdere la pista che potrebbe portarli al “Gambazza “ è forte ma farsi scoprire ora è ancora peggio.
La decisione paga. Finalmente nelle prime ore del pomeriggio di giovedì la Mercede ML riappare. A bordo non c’è più la moglie del Gambazza. Nella berlina c’è solo una persona. Gli investigatori riconoscono il quartogenito del settantasettenne boss , Domenico, ma della moglie non c’è più traccia. La donna riappare a casa sua a Bovalino, sulla costa ionica, poco prima della mezzanotte di giovedi. Le ipotesi e gli interrogativi crescono ma Giardina e i suoi uomini hanno sempre più la certezza di essere sulla strada giusta. Com’ è spesso accaduto nella storia delle catture dei latitanti, la strada da seguire sono le donne: le mogli, le sorelle. In questo caso è stato l’amore della moglie che ha svelato il nascondiglio del carismatico boss di San Luca. Uno scambio di telefonate sospette ascoltate in cuffia dagli investigatori, la partenza precipitosa della compagni di vita del vecchio boss hanno fatto scattare l’operazione e posto fine alla decennale latitanza del capo crimine di San Luca. Dalla base del Ros di Reggio Calabria parte un gruppo di 10 uomini guidati da l colonnello Giardina insieme ad una dozzina di militari in mimetica , il corpo speciale dei Cacciatori del Colonnello Massimo Deiana , destinazione: ospedale di Polistena. Questo ennesimo risultato positivo dei carabinieri giunge proprio nel giorno della nomina del generale Gallitelli a Comandante Generale dell’Arma, un regalo del Ros al nuovo comandante.
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